Quando operarsi di tonsillectomia
È diventata negli anni credenza comune che l’asportazione chirurgica delle tonsille con la tonsillectomia renda il soggetto immune o comunque più forte nei confronti di patologie ricorrenti come raffreddori e malattie delle vie respiratorie. Questo chiaramente non è vero, perché la mancanza delle tonsille non preserva dall’attacco dei comuni virus, ma solo del batterio responsabile della tonsillite.
L’intervento di tonsillectomia diventa un passaggio obbligato solo in alcuni particolari casi di recidiva, identificati in generale su bambini che subiscono più di tre tonsilliti acute nel corso dell’anno, oppure se la patologia fatica a risolversi diventando cronica.
Se il focus infettivo non trova soluzione con gli antibiotici, quindi, la soluzione è chirurgica.
La tonsillectomia è indicata su bambini e adulti in casi piuttosto limitati:
- La tonsillite è ricorrente anche oltre 5 volte all’anno e la sua manifestazione ostacola le normali attività scolastiche o lavorative. In genere è comunque prevista un’osservazione di sei mesi anche dopo aver stabilito la necessità d’intervento.
- Oltre alla tonsillite coesistono altri sintomi come infiammazione cronica dei linfonodi del collo, ascessi estesi anche alla zona limitrofa delle tonsille, febbre con convulsioni, malformazioni e malattie croniche dell’apparato respiratorio o cardiovascolare.
- Si sospetta una neoplasia
- Se si riscontrano altri sintomi oltre alla presenza dell’infezione da streptococco beta emolitico di gruppo A (cioè la comune tonsillite trattabile con antibiotici)
- In caso di sindrome dell’apnea notturna e roncopatia, cioè quando il paziente russa per restringimento dello spazio oro-faringeo. Spesso nel bambino le apnee notturne possono limitare la produzione dell’ormone GH, che è l’ormone della crescita, con deficit nell’aumento di altezza e peso sensibili anche nell’osservazione dei centili di crescita.
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